Amici046

PIAZZA DEL BISCIONE E TEATRO DI POMPEO


La piazza, contigua a Campo dei Fiori, non prende il nome dal biscione che compare sul logo Fininvest, il nome deriva nello stemma Orsini, famiglia proprietaria nella zona di alcune dimore dall’anguilla rappresentata dotate di torri, costruite intorno alla grande torre detta “Arpacasa” (nome di ignota origine) già dal XII secolo, costruita sulle rovine del teatro. Sul palazzo all’angolo con via del Biscione si può ammirare una splendida loggetta medievale al terzo piano. Di fronte, nella piazza, si vede un palazzetto in cui, l’altorilievo con due teste di cavalli, ci dice essere un ufficio di gestione del mercato equino. Lafacciata è interamente affrescata, come tutti i palazzi romani del Cinquecento.

Tra le finestre del secondo piano del palazzetto c’è una della circa 450 madonnelle rimaste a Roma (ce ne erano circa 2.500) della seconda metà del Settecento, la “Madonna del Latte”, una delle poche immagini di Maria con il seno scoperto per allattare. La mano indica il seno, comea dire che attraverso di lei passa la Grazia di Dio che può dare alimento, come il latte. Una scritta in latino dice: “Nelle tue mani è la mia sorte”. La piazza è contigua ai resti del teatro di Pompeo.

La curva della cavea del teatro è visibile sia in questa piazza, sia a via di Grotta Pinta, dove si arriva direttamente attraverso un passaggio coperto a volta. La torre Arpacasa, dell’anno Mille e il palazzo Orsini sono costruite sulle rovine del teatro.  stemma degli Orsini, che contiene una biscia, viene il nome della via e della piazza. Le pietre usate per la facciata provengono dalla spoliazione degli edifici di Ostia Antica. Questa piazzetta è conosciuta anche per essere uno dei due luoghi dove sedeva uno scrivano pubblico, da cui i popolani analfabeti si facevano scrivere lettere. C’erano tariffe a seconda del tipo di lettera: quelle d’amore costavano dai 6 ai 10 soldi, a seconda che fossero ordinarie, ardenti o ardentissime. Il massimo, 25 soldi, serviva per pagare una lettera arabescata e con una poesia alla fine. Bartolomeo Pinelli, nelle sue incisioni, ha rappresentato questa figura professionale. Un altro scrivano si trovava a piazza Montanara, ora scomparsa a seguito delle demolizioni che il fascismo fece intorno al Campidoglio per realizzare la via del Mare. Sulla via del Biscione, intorno al Trecento, venne aperta la prima pensione di Roma, l’Ostello del Sole (oggi un’autorimessa) destinato ai personaggi meno importanti che non venivano ospitati al palazzo degli Orsini. La testimonianza di un albergatore dell’epoca si lamenta del crollo degli affari dovuto al fatto che appena fuori dall’ostello, gli ospiti vedevano esecuzioni capitali o persone urlanti di dolore appese alla corda, la tortura praticata a Campo dei fiori.

Nella piazza del Biscione, tra il palazzetto affrescato e il grande palazzo Pio Savoia, un tempo degli orsini, c’è un passaggio coperto che conduce a via di Grottapinta. La via si chiama in questo modo perchè la volta del passetto è interamente dipinta.

Uscendo dal passetto troviamo alla sinistra un piccolo negozio con un bravo riparatore di orologi da polso e sulla destra una piccola chiesa sconsacrata. Siamo nella cavea del teatro demolito. Per comprendere l’urbanizzazione di quest’area osserviamo la mappa della zona e confrontiamola con il profilo del teatro in epoca romana. Il teatro di Pompeo, costruito tra il 61 ve il 58 a.C. (all’epoca i tempi di costruzione erano molto più solleciti degli attuali) è stato il primo teatro in muratura di Roma. C’era ancora la Repubblica, i cui costumi austeri proibivano la costruzione di teatri fissi, ma Pompeo aggirò l’ostacolo dichiarando che l’enorme complesso teatrale fosse una grande anticamera del tempio di Venere, posto in cima ad. un’ampia scalinata a forma di esedra. Si tratta di un passaggio con oltre 2000 secoli di storia, in età romana conduceva alla cavea. Nel “passetto” si trova un’icona raffigurante la Madonna della Divina Provvidenza, l’espressione “Cercà Maria pe’ Roma” si riferisce proprio alla difficoltà di trovare a Roma quell’icona di Maria. Le gradinate così disposte andavano a formare gli spalti del teatro, il profilo della cavea è ancora oggi intuibile seguendo il percorso curvo di via di Grottapinta. 

Una quarantina di anni dopo i costumi divennero più elastici e si costruì il teatro di Marcello, più conosciuto perchè meglio conservato. Il teatro di Pompeo poteva accogliere 5.000 spettatori, dietro la scena c’era il grande quadriportico, che arrivava fino all’area dei quattro templi di Largo Argentina, un vero e proprio parco pubblico ornato di statue, boschetti bordati da fontanelle, terminante con una grande esedra rettangolare utilizzata come Curia Curia Pompeia“, collocata più o meno davanti all’ingresso del teatro Argentina, dove qualche anno per le riunioni del Senato ed ornata con una grande statua di Pompeo (oggi conservata all’interno di palazzo Spada. E’ la famosa fa, c’era il capolinea del tram 8. Lì, il 15 marzo del 44 a.C., venne ucciso Giulio Cesare, motivo per il quale Augusto la fece murare, definendola “locus sceleratus“. Cesare era appena uscito da una riunione del Senato che non poteva svolgersi nella Curia del Foro a causa di lavori in corso, e si tenne provvisoriamente nel teatro di Pompeo. La continuità urbanistica degli edifici attuali inclusi tra Largo Argentina e Campo dei fiori ricalca esattamente il tracciato, le proporzioni e le dimensioni del grande complesso pompeia. Nel medioevo anche il teatro divenne, come tanti altri edifici di epoca antica romana, una cava dove rifornirsi di materiale edilizio e sulle sue fondamenta sorsero altre costruzioni, come le dimore degli Orsini e addirittura due chiese: Santa Barbara dei Librai e San Salvatore in Arco, che poi prenderà il nome attuale di Santa Maria in Grottapinta. 

    Lascia un commento